La diagnosi di parodontite arriva spesso con una parola che pesa: chirurgia. E molti pazienti, ancora prima di capire cosa significhi davvero la loro situazione clinica, iniziano già a immaginare interventi, punti di sutura, settimane di recupero. A volte rimandano la visita per mesi, proprio per paura di quello che potrebbero sentirsi dire.
La realtà è molto diversa. La maggioranza dei pazienti — specialmente quelli con malattia in stadio lieve o moderato — non ha bisogno di un intervento chirurgico. La terapia non chirurgica, se eseguita correttamente e seguita da un adeguato mantenimento, è molto spesso sufficiente per stabilizzare la malattia, ridurre le tasche parodontali e riportare le gengive in salute.
Nello studio della Dr.ssa Cinzia Crivellari a Spinea, il percorso terapeutico inizia sempre da qui: una fase non invasiva, sistematica ed efficace. Il chirurgico è l’eccezione, non la regola.
Cos’è la terapia causale
La terapia non chirurgica della parodontite viene anche chiamata terapia causale, perché agisce direttamente sulle cause della malattia: i batteri presenti nella placca e nel tartaro subgengivale. Non si tratta di una semplice pulizia dei denti: è un trattamento clinico strutturato, che richiede da uno a quattro appuntamenti in base alla complessità del caso.
La differenza rispetto a una seduta di igiene ordinaria è sostanziale. L’igiene professionale standard lavora sopra il margine gengivale — su quello che si vede. La terapia causale lavora sotto, nelle tasche parodontali, in aree che nessuno spazzolino può raggiungere e che nessuna pulizia di routine è in grado di decontaminare. Richiede strumentazione specifica, formazione dedicata e tempo clinico adeguato.
Non sono la stessa cosa. E confonderle è uno degli errori più comuni — e più costosi — per la salute delle gengive.
Come si svolge il trattamento
Motivazione e istruzione all’igiene domiciliare
Il primo passo è sempre l’educazione del paziente. Un’igiene domiciliare corretta è la base su cui ogni trattamento professionale deve appoggiarsi — senza di essa, anche la migliore terapia causale perde efficacia nel giro di settimane.
La Dr.ssa Crivellari e il team dedicano tempo a insegnare la tecnica di spazzolamento più adatta alla situazione di ciascun paziente, l’uso corretto del filo interdentale o degli scovolini, e le abitudini quotidiane che fanno la differenza nel lungo termine. Non è una formalità. È parte integrante della terapia.
Un paziente motivato che spazzola correttamente ottiene risultati che nessun trattamento professionale, da solo, può garantire. La bocca cambia due volte al giorno: il clinico la vede ogni tre o sei mesi. Il resto del tempo sei tu a fare la differenza.
Decontaminazione sopra e sotto il margine gengivale
La fase operativa prevede la rimozione professionale di placca e tartaro sia sopra che sotto il margine gengivale, utilizzando strumenti sonici, ultrasonici e manuali in base alla zona trattata e alla profondità della tasca.
Fa male la terapia causale?
Viene eseguita in anestesia locale: durante la seduta non si avverte dolore. Nelle ore successive è possibile una certa sensibilità gengivale, che si risolve in pochi giorni. Alcuni pazienti riferiscono anche una leggera sensibilità ai cibi freddi per qualche settimana — normale risposta dei tessuti al trattamento.
Dopo la terapia causale le gengive migliorano subito?
I miglioramenti cominciano a essere visibili nel giro di qualche settimana. Le gengive si sgonfiano, il sanguinamento si riduce, le tasche possono diminuire di profondità. La rivalutazione formale avviene dopo 6-8 settimane per misurare la risposta clinica in modo oggettivo.
Quante sedute servono in totale?
Dipende dall’estensione e dalla severità della malattia. Un caso lieve può richiedere 1-2 sedute; un caso moderato-avanzato 3-4 sedute di terapia causale, seguite da una rivalutazione e, se necessario, da un intervento chirurgico parodontale mirato.
La terapia causale può essere sufficiente senza chirurgia?
Sì, nella maggioranza dei casi. In pazienti con parodontite lieve o moderata, la terapia causale porta a risultati stabili senza necessità di chirurgia. La chirurgia è riservata ai casi in cui le tasche persistono profonde nonostante la terapia non chirurgica ottimizzata — una minoranza dei pazienti trattati.
Cosa succede se non faccio la terapia causale?
La parodontite non trattata progredisce lentamente ma inesorabilmente. L’osso continua a ridursi, le tasche si approfondiscono, la mobilità dentale aumenta. A lungo andare, i denti più compromessi possono andare perduti. Intervenire in fase precoce è sempre la scelta migliore — sia per il risultato clinico che per i costi del trattamento.
Posso fare la terapia causale se ho già un impianto dentale?
Sì. La salute parodontale dei denti naturali è fondamentale anche per la longevità degli impianti. Una parodontite non trattata aumenta significativamente il rischio di perimplantite — l’infezione dei tessuti attorno all’impianto, analoga alla parodontite ma spesso più aggressiva. Trattare le gengive è il presupposto per proteggere anche gli impianti.
